Francesco Sorbino, amministratore del Med Exhibit Print&Foto, racconta le difficoltà e le soddisfazioni di organizzare una grande fiera nel Mezzogiorno: dalla complessa logistica alla scarsa presenza delle istituzioni, fino al valore economico e culturale che l’evento genera per la città.
Francesco, il Med Exhibit Print&Foto è ormai diventato un appuntamento di riferimento per il mondo della stampa e della fotografia nel Sud Italia. Ci racconta cosa significa organizzare un evento di questa portata a Napoli?
Organizzare una manifestazione fieristica di livello nazionale a Napoli è una sfida complessa ma entusiasmante. Il Sud ha grandi potenzialità, ma mancano spesso le infrastrutture, la mentalità e il supporto logistico necessari per eventi di questo tipo. Nonostante questo, la nostra squadra lavora ogni anno con passione e professionalità per offrire agli espositori e ai visitatori un’esperienza all’altezza delle principali fiere del Nord Italia o europee.
Quali sono le principali difficoltà logistiche che incontrate nell’allestimento di una fiera come il Med Exhibit Print&Foto?
Le difficoltà sono tante, a partire dai trasporti e dalla movimentazione dei materiali, fino alla gestione dei tempi di carico e scarico, spesso condizionati da spazi non sempre funzionali o da normative complesse. Poi c’è l’aspetto organizzativo, che richiede un coordinamento preciso tra allestitori, espositori e fornitori. È un lavoro che inizia mesi prima e coinvolge decine di persone.
Napoli è una città straordinaria ma anche complessa. Quanto incide la logistica urbana sull’organizzazione della fiera?
Incide parecchio. Muoversi con mezzi pesanti, montare e smontare strutture in una città con un traffico intenso come Napoli non è semplice. Serve una pianificazione minuziosa, soprattutto per rispettare i tempi di consegna e garantire sicurezza e accessibilità a tutti gli operatori.
Nonostante tutto, il Med Exhibit continua a crescere. Qual è, secondo lei, il segreto di questo successo?
Credo sia la coerenza e la credibilità costruita nel tempo. Abbiamo sempre messo al centro la qualità dell’offerta espositiva, la professionalità e la concretezza. Chi partecipa sa che troverà un ambiente serio, organizzato e con un pubblico realmente interessato. E poi c’è l’entusiasmo: a Napoli la passione si sente, ed è contagiosa.
Parliamo di numeri: che tipo di indotto genera una fiera come questa per la città?
Un evento come il Med Exhibit porta in città migliaia di persone tra espositori, tecnici, visitatori e addetti ai lavori. Parliamo di pernottamenti negli hotel, ristorazione, trasporti, servizi tecnici, turismo. L’indotto economico è significativo e tocca diversi settori. È un valore aggiunto concreto per l’economia locale.
E le istituzioni locali? Si fanno sentire?
Purtroppo molto poco. Spesso ci si limita a un patrocinio simbolico, senza un reale supporto operativo o promozionale. Ed è un peccato, perché eventi come il nostro contribuiscono a migliorare l’immagine della città e a generare economia. Le istituzioni dovrebbero capire che sostenere una fiera non è “aiutare un privato”, ma investire in un progetto che crea valore per il territorio.
Avete mai pensato di spostare l’evento in un’altra città, magari più “facile” da gestire?
Ce lo chiedono spesso, ma la risposta è no. Il Med Exhibit è nato a Napoli e deve restare a Napoli. Crediamo che il Sud meriti di avere eventi di livello, e vogliamo continuare a dimostrare che è possibile organizzarli qui, con serietà e risultati concreti.
C’è un episodio o un momento che riassume per lei lo spirito del Med Exhibit?
Sì, ogni volta che vedo gli espositori lasciare la fiera con il sorriso e la volontà di tornare l’anno successivo. Significa che, nonostante tutto, la fatica è servita. È in quei momenti che capisco che stiamo facendo qualcosa di importante.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi del Med Exhibit Print&Foto?
Continuare a crescere, rafforzare la presenza internazionale e ampliare la sezione dedicata all’innovazione tecnologica. Vogliamo che la fiera diventi un punto di riferimento non solo per l’Italia meridionale, ma per tutto il bacino del Mediterraneo.
Cosa direbbe oggi a chi vuole organizzare un evento al Sud?
Di crederci, ma di essere preparato. Servono competenza, pazienza e una grande capacità di adattamento. Ma quando vedi i risultati, la soddisfazione è doppia.


